giovedì 19 luglio 2012

Il diritto non esiste (11). La differenza fra il segreto e il clandestino.

Qual è la differenza fra il segreto e il clandestino?

Il segreto è separato: è diviso da ciò che non è segreto: è noto a chi non ha segreto, in quanto consapevolezza di non essere a parte del segreto.
Noto è l'esistere, non il contenuto: il contenuto è segreto, ma il fatto delle conoscenza che esiste il segreto è necessario all'esistenza del segreto: se gli altri non sanno che c'è un segreto, che segreto è?
Tanto è noto il segreto, che la legge lo prevede: e la legge, in ipotesi, è nota a tutti.

Il clandestino non è separato: è ignoto.
In nulla si differenzia il clandestino da ciò che non è clandestino, se non per il fatto che è ignoto al non clandestino il fatto che il clandestino esiste.
Non può essere separato, perché separandosi si renderebbe noto.
L'esistenza del clandestino è il suo non esistere per chi non è a parte del clandestino.

Andrea Camilleri clandestino

Ne deriva che il segreto attiene alla sfera del potere: il potere lo secerne, lo regola, lo difende.
Il clandestino attiene alla sfera dell'interesse: è la qualità dell'esprimersi dell'interesse che determina il clandestino
Quando il clandestino si manifesta come tale, non è più clandestino.

Ne deriva che il segreto è un oggetto, il clandestino un soggetto: appunto: la società borghese è società di oggetti, la società non borghese è società di soggetti.

Nel libro di Tobino, Il clandestino, 1962, c'è questa definizione:
"Tale organizzazione fino allora non aveva compiuto nessuna azione notevole. A suo merito fino ad allora c'era soltanto il fatto, di nessun apparente rilievo, d'essere stata attentissima a ogni avvenimento e persona della città ed avere estirpato dentro di sé ogni paura dei fascisti, essere lucida contro di loro. L'organizzazione non aveva precisi elenchi o statuti, fisse e periodiche riunioni; anche il numero degli organizzati era quanto mai fluttuante, dei giorni saliva a venti, degli altri a cinquanta, a volte diveniva anche più grande, dei giorni sembrava restringersi fino all'esiguità".

Tobino descrive l'esistenza del clandestino, ma contemporaneamente ritiene che rapporti fra gli esseri umani di quel tipo non possono durare: "Fu un amore, amici, / che doveva finire" (Tobino, poesia in epigrafe al libro Il clandestino, 1962): appunto: il clandestino (nella società non borghese) è amore, nella società borghese la radice dell'ordinamento è invece il segreto (il potere).


Il clandestino di Tobino non poteva durare perché viveva in una società borghese.

Le condizioni perché esista il clandestino non sono esterne, nell'ordinamento, ma interne all'essere umano: il clandestino modifica l'ordinamento ma non può trarre nulla da esso: né la giustificazione giuridica, né l'esistenza di fatto.

Se accettassimo come ipotesi che il libro di Tobino può contenere nella descrizione poetica le condizioni, da rendere palesi giuridicamente, dell'esistenza del clandestino, dovremmo analizzare le modalità dell'esistenza nei personaggi significativi del libro, particolarmente l'ammiraglio Saverio, monarchico, e "il Rindi, che arrivava", fascista: "come gli si presentasse un altro perché aggiunse: In chiesa non ci andavo mai" (fine del libro): da come Tobino conclude il libro, sembra che tra le condizioni di esistenza del clandestino sia l'andare in chiesa: cioè fare quello che fanno anche gli altri, con gli altri: allora smetterebbe di essere clandestino: non è separato dagli altri: è solo la qualità dell'interesse che esprime che determina il 'clandestino'.

A ciò verrebbe conferma dalle anomalie nel deperimento progressivo del segreto segnalate dalla relazione introduttiva al convegno sul segreto: "il segreto delle camere di consiglio, quello di polizia e quello confessionale, che" resistono nella situazione attuale, anzi "sembrano addirittura non esistere, tanto spessa e resistente è la coltre di silenzio che li copre".
Questi casi di segreto "non esistono", quindi sono, anziché casi di segreto, casi di clandestino.


... debito di idee a Federico, a Giorgio, e al nostro gruppo di lavoro...





Manu Chao - Clandestino(1998)








mercoledì 18 luglio 2012

Il diritto non esiste (10). Il segreto.

Nella società non più dominata dalla classe borghese (quale ci stiamo trasformando.. ci vuole ancora una generazione..) il segreto non esiste.

Cosa significa "il segreto non esiste"?


Il segreto non esiste?

In primo luogo, che la legge non lo prevede.
In secondo luogo, che chi lo può usare non lo usa.
In terzo luogo, che la natura dei rapporti giuridici non lo consente.

E' vero che oggi in Italia molte leggi prevedono il segreto, ma è vero anche quanto è scritto nella relazione introduttiva di Giuseppe Ferrari al convegno sul segreto (Roma, ottobre 1981):
"Il racconto diffusamente dipanatosi è il racconto, meglio che dell'avventura del segreto, delle sue disavventure, cioè delle violazioni di esso in ogni campo e del cattivo uso che in ogni campo, e persino ad opera dei loro custodi, ne viene fatto nell'Italia di oggi con un crescendo impressionante e preoccupante, reso possibile dalla mancanza di reazioni o da reazioni inadeguate".

Per chi crede che il giuridico è il diritto e il diritto è la legge - ius cum lege convertitur, come scoprì Suarez, nella società del Cinque/Seicento - la descrizione di Giuseppe Ferrari non tocca il fatto che il segreto è previsto nelle leggi e le leggi devono essere osservate.

Ma la legge cambia natura giuridica quando il dominio di classe della borghesia nella società si allenta: come sta accadendo attualmente, gradualmente, dove le destre più o meno estreme di Grillo, di Di Pietro, di Bossi, di Fini, e dei berlusconiani vari non possono fare altro che prendere atto di questa inesorabile e irreversibile trasformazione della società ... per non parlare della cosiddetta sinistra, in realtà anch'essa borghesia moderata, in via di estinzione, culturalmente e politicamente, compresi i vari Renziniani e Fassiniani.

E' sempre vero che la legge è l'espressione della volontà del Parlamento e il Parlamento elabora le regole di convivenza nella società, ma non è più vero che ius cum lege convertitur: il giuridico dell'estremamente umano non può essere compresso dalla legge perché, in una società ove la violenza non impone più l'unica misura di valutazione borghese, la legge è valutata giuridicamente... in tal caso "all'udir parole di tante leggi, così gagliarde e sicure, e accompagnate da tali ordini, viene una gran voglia di credere che, al solo rimbombo di esse, il segreto debba essere osservato" (Manzoni, I promessi sposi, capitolo I, 1827).

Promessi sposi, Associazione Nova Harmonia, Lecco

Come il moltiplicarsi delle grida aristocratiche per il borghese Manzoni è la dimostrazione dell'esistenza dei bravi, così le molte leggi sul segreto sono la dimostrazione che giuridicamente per le classi non borghesi il segreto non esiste.

Il comando aristocratico non accompagnato dalla giuridicità borghese è dimostrazione, nella società borghese, che il comando è inefficace. La previsione della legge non accompagnata dalla giuridicità non borghese è dimostrazione, nella società non borghese, che la legge non prevede il segreto.

Constatazione di fatto: chi 'fa a meno' del potere della borghesia nella società, non usa il segreto.
Istintivamente, come ha ricordato Gregorio Arena in epigrafe all'articolo sulla casistica del segreto in Partecipazione (1980): chi usa il potere, cioè il Principe, usa il segreto.
Istintivamente, si può del pari empiricamente rilevare, chi usa l'egemonia non usa il segreto.

La constatazione empirica, che è descrizione di uno spontaneo atteggiamento psicologico, cioè dell'inconscio, può essere di non immediata evidenza per chi abbia idee non chiare sulla differenza fra potere e egemonia e sul rapporto di classe fra borghesia e classi non borghesi.
Poiché il potere è agire e l'egemonia è fare agire, un'egemonia con il segreto è impossibile.
Poiché la borghesia è tenuta insieme da un interesse oggettivamente fondamentale e le classi non borghesi da interessi soggettivamente fondamentali, classi non borghesi organizzate con il segreto vanno incontro alla disfatta.

Altra osservazione empirica: uno scoglio nei rapporti DC-PCI durante la solidarietà nazionale, come risulta dai ricordi di quel periodo di Andreotti e di Di Giulio, fu il contrasto fra l'esigenza della riservatezza della DC (Andreotti: "anche un cauto sondaggio per nominare motu proprio il senatore Colajanni alla vicepresidenza dell'IRI ha avuto riscontro negativo", Diari 1976-1979, 5 gennaio 1979, 1981) e l'esigenza di far sapere tutto del PCI (Di Giulio: "a questo punto, dopo due anni e mezzo, si può senz'altro dire che questa trasmissione televisiva fu chiesta al Presidente del Consiglio da noi e Andreotti ebbe molte perplessità prima di farla", Un ministro-ombra si confessa, 1979).

Analogo scoglio nei rapporti PCI-PSI fu il contrasto fra il metodo di elaborazione con dibattito nel PCI e il metodo di decisione carismatica nel PSI.
Poiché il potere del PCI era una componente dell'estendersi dell'egemonia delle classi non borghesi nella società italiana, questi fatti devono essere tenuti in conto nel dibattito sul segreto.

Occhetto archivia il PCI
(lacrime?)

Poi Occhetto, non comprendendo la direzione dell'evoluzione della società italiana, gettò a mare il patrimonio storico e culturale del PCI per sposare anche lui la politica dell'immagine (dell'apparenza) borghese in luogo di un comportamento realmente comunicativo (egemonia di equilibri tra interessi), innescando così il declino della sinistra italiana (che da tempo ormai non esiste più).
Oggi perfino Fini sembra operare una politica di 'sinistra' (mentre in realtà è una raffinata operazione di gestione del potere, a qualsiasi costo).

La società borghese deriva dalla distinzione fra pubblico e privato (Tasso, Gerusalemme liberata, canto VII, ottava 62, prima del 1575) e fra legge e diritto soggettivo (Michelangelo, Tomba di Giulio II, prima del 1513).

Nella società che si sta delinando (non borghese), la distinzione tra pubblico e privato non esiste

E' quindi impossibile che esista il segreto: si può avere segreto solo in quanto è separato dal pubblico, e il pubblico nella società non borghese non esiste.

Si può obiettare: nel privato il segreto è la regola, la scomparsa della distinzione pubblico/privato non estenderà la possibilità del segreto a tutti i rapporti? Risposta: quando tutti i rapporti sono contemporaneamente interesse del "soggetto" (tra virgolette perché è termine della scienza giuridica borghese, inesatto in quella non borghese) e interesse della comunità, il segreto che possa esistere nell'interesse del solo soggetto, ignoto alla comunità, è il clandestino.
Non è infatti un rapporto separato dagli altri rapporti nella comunità, ma un rapporto che non esiste nella comunità.
Il segreto fa parte dell'ordinamento, il clandestino non fa parte della comunità.


Scomparsa la distinzione pubblico/privato, il privato non ha più segreti. Analogamente, nella società romana gli arcana imperii, studiati da De Francisci, erano incomprensibili, ma non segreti.
Il segreto presuppone criteri di conoscenza comune, cioè la possibilità di conoscenza comune fra chi ha il segreto e chi non lo ha, ciò che nella società degli arcana imperii non è possibile; come presuppone che la comunità riconosca privilegi maggiori ad alcuni che ad altri, ciò che nella società non borghese non è possibile.

Il segreto d'altra parte ha giustificazione nell'interesse pubblico, e l'interesse pubblico esiste solo nella società borghese.
Un interesse generale comune a tutti può essere posto a fondamento dell'ordinamento solo quando esiste di fatto una forza capace di sottomettere tutti alle esigenze dell'ordinamento, cioè quando esiste il dominio di classe.
Nella società non borghese, per definizione, l'interesse pubblico non esiste.

Quando non esiste l'interesse pubblico è impossibile trovare una giustificazione giuridica del segreto: relazione introduttiva al convegno sul segreto: necessità della corrispondenza di ogni segreto ad un interesse pubblico.
Giuseppe Ferrari descrive come è la commistione in Italia fra società borghese e società non borghese, utilizzando ancora concetti della scienza giuridica borghese. Man mano che aumenta in tutti la consapevolezza che ogni qual volta si cita l'interesse pubblico per le classi non borghesi è in agguato una fregatura, il segreto si riduce.
E' ciò che viediamo svolgersi sotto i nostri occhi.

Alfano, Bersani, Casini

La scomparsa della distinzione pubblico/privato e l'inesistenza dell'interesse pubblico sono due ragioni in negativo dell'impossibilità del segreto nella società non borghese.
E c'è una ragione in positivo, che illumina tutto il problema: nella società non borghese, come adombrò Marx nella Critica al programma di Gotha, non è la libertà che deriva dalla legge, è la libertà che crea la legge.

Karl Marx, Critica al programma di Gotha, 1875

Quando gli esseri umani sono "liberi" in tal senso, perché dovrebbero avere segreti?


... debito di idee a Federico, a Giorgio, e al nostro gruppo di lavoro...





L'ultimo viaggio della borghesia 
(Intervista a Laura Boella, Università Statale di Milano)