domenica 6 giugno 2010

Libri. 50 anni fa esatti la Costituzione fu salvata dai ragazzi in maglietta a strisce. Genova 1960.




"Le magliette a strisce non avrebbero vinto senza Aldo Moro (qui sotto a destra), e Moro, senza quei ragazzi che riempivano le piazze di democrazia, non ce l'avrebbe fatta a sollvare il suo partito, la Democrazia Cristiana, contro le pericolose ambizioni di Tambroni".

30 giugno 1960. Il MSI convoca il suo quinto congresso proprio a Genova, città simbolo della Resistenza europea. Migliaia di giovani scendono in piazza in segno di protesta. Indossano le magliette a strisce usate dai lavoratori dei porti.
Il governo presieduto da Fernando Tambroni vieta i cortei e l'intervento della polizia scatena scontri durissimi tra le forze dell'ordine e i manifestandi. Alle violenze di Genova (qui alla fine del testo il filmato della Fondazione Ansaldo) seguono tensioni in tutto il Paese: dai morti di Licata, Palermo e Catania in Sicilia, ai parlamentari feriti a Roma, fino alla strage di Reggio Emilia del 7 luglio. Rimasto famoso è il discorso di Sandro Pertini a piazza della Vittoria.


Si apre una delle crisi più difficili della storia della Repubblica, in cui la mitezza di Aldo Moro si scontra con il bastone di Tambroni, che mette in gioco la sopravvivenza della Costituzione.
(qui a lato, da sinistra a destra, Giulio Andreotti e Fernando Tambroni)

Al tempo di Tambroni, edizioni Mursia, ricco di lunghe e attente ricostruzioni di archivio su quei giorni è uscito adesso, a pochi giorni dal cinquantenario di questi fatti. L'autore, Annibale Paloscia (ma anche mio caro amico), noto come caporedattore (della politica interna, della cronaca e della cultura) dell'Ansa durante gli anni più duri della storia di questo Paese, e poi vicedirettore di Avvenimenti, ha già scritto di storie poco conosciute, come I segreti del Viminale (un sipario aperto sugli affari di Stato da Cavour ai giorni nostri), Uccidete Gheddafi (i misteri di Ustica) e Benedetto tra le spie (intrigo tra l'Italia e il Vaticano di Benedetto XV, durante la Grande guerra).

Oggi non c'è reazione di fronte a tutto quello che sta accadendo sulla libertà di informazione, privacy, immunità dei potenti, conflitti di interesse, privilegi feudali, tagli alle risorse creative (scuola, ricerca, cultura), misure 'ad personam', grazie anche ad un sistema elettorale che in sostanza nega la ricerca di una armonia nella condivisione dei problemi e delle soluzioni poiché, alterando la rappresentanza politica, garantisce la maggioranza parlamentare al vincitore, anche se di fatto relativo. Quindi, avendone i numeri,  non occorre confrontarsi con l'opposizione e discutere in aula: i numeri permettono alla parte al governo di poter fare a meno delle Camere ed emanare decreti in quantità industriale. E, con questo stesso sistema, insieme al controllo dei media e alimentando una insoddisfazione controllata (cioè senza scatenare disordini sociali), chi governa potrà, se lo desidera, cambiare la Costituzione secondo l'articolo 138 e senza dover dare conto di ciò ad alcuno. 

Nella realtà italiana, caratterizzata dal pluralismo, cioè dalla compresenza di più interessi diversi (realtà molto differente dalle grandi culture borghesi europee), questo meccanismo risulta di micidiale efficacia nell'esaltare lo scontro, i conflitti.
Questo sistema elettorale, ispirato alla legge Acerbo del 1923 voluta da Benito Mussolini allo scopo di assicurare al Partito Nazionale Fascista una solida maggioranza parlamentare, fu promosso nei primi anni '90, per lo stesso motivo, sia dalla Destra sia da quella che  qualcuno identifica ancora come 'sinistra', al fine di superare d'un balzo la difficoltà di confrontarsi politicamente e democraticamente sulle scelte da compiere con i diversi soggetti sociali.

Oggi non solo non si scende più in strada per difendere le proprie libertà e le conquiste  civili, ma nemmeno ne parliamo tra noi, presi come siamo ormai tutti dai gadget tecnologici dei nostri gusci, dalla narcosi dei media. Non avverto più nemmeno il 'mugugno' di chi mal sopporta in silenzio, assonnati come siamo nel torpore di 'mamma ignoranza'.

Questo libro costituisce il contributo di Annibale (e quello mio, piccolo, qui) per tutti coloro che hanno desiderio di comprendere, per davvero, "come mai accade questo?", "a cosa è dovuto quest'altro?". 
Chiaro che comprendere può essere faticoso, soprattutto se implica dover riconsiderare le nostre illusorie certezze.

Grazie, Annibale.




Archivio della Fondazione Ansaldo



sabato 5 giugno 2010

A Luca, per avermi portato dentro questo "ecosistema"..

un tempo si metteva il disco di vinile sul panno del piatto ancora in corsa e mentre si avvicinava a mano la puntina sui solchi d'inizio, aiutati dal controluce di una lampada puntata sulla superficie per individuare bene gli spazi più scuri, corrispondenti a quei pochi secondi di passaggio tra un brano e quello successivo della facciata del disco, si annunciava il pezzo alla radio ...
qualche volta si abbassava contemporaneamente il cursore dell'altro piatto alle prime note per mixare i due brani in onda ...


da

A Space in Time 
1971

Ten Years After

I'd love to change the world

la chitarra e la voce di Alvin Lee 
un augurio per il grande lavoro da fare assieme..!

"A Space In  Time"
Ten Years After
copertina del disco in vinile (LP a 33 giri)


Risoluzione consigliata a 480p
Ringrazio di cuore Brainyac2000 per questo video



Il diritto non esiste (1). Spariti gli studi di Scienza Giuridica a Giurisprudenza: vietato comprendere.

 Università "La Sapienza", Roma (edificio del Rettorato)


A cavallo tra gli anni '70 e gli '80, i miei amici Federico e Giorgio sperimentarono un corso in contraddittorio, forma didattica in preparazione dell'esame di diritto amministrativo, presso la facoltà di Giurisprudenza (Università di Roma La Sapienza). Durante quel corso gli studenti approfondirono i problemi legati ad una valutazione del diritto come strumento di controllo sociale creato dalla borghesia ('borghesia' in senso storico-culturale: non dispregiativo), in un momento in cui oggi la pressione sociale delle classi non borghesi tende a sostituire il diritto con equilibri di qualità diversa.

Il corso consisteva nella trattazione alternativa dello stesso oggetto scientifico da parte di due docenti con pensieri differenti, dove ognuno dedicava metà della lezione a rispondere agli studenti e all'altro docente. La successione degli oggetti scientifici veniva decisa dopo ogni coppia di lezioni, dagli studenti a maggioranza, ascoltate le proposte dei docenti.

Scientificamente questa forma didattica era resa necessaria dalla convinzione che il diritto non esiste.
Conseguenza didattica dell'esistenza del diritto (il dover essere) era la lezione cattedratica, dalla forma irneriana a quella tedesca dell'800, in cui il docente decideva quale fosse la regula o il concetto.
Conseguenza didattica dell'inesistenza del diritto (il poter essere) è che ogni studente deve formarsi il proprio giudizio giuridico su ogni singola situazione (teorica o di fatto) in presenza di impulsi, anche scientifici, contraddittori.

In futuro quei corsi in contradditttorio furono ostacolati, nella sostanza vietati: lì si insegnavano i fondamenti della scienza giuridica e, forse ancor 'peggio', si insegnava a confrontare teoria e realtà sviluppando capacità di analisi e sensibilità critica: qualità irrinunciabili per chi percorre questo tipo di formazione.
In quasi tutte le facoltà di Giusprudenza in Italia oggi si insegna solamente il diritto: le norme e la loro applicazione, non la loro valutazione giuridica.

Purtroppo quella visione di una forma del diritto non più adatto alla società di oggi è rimasta voce isolata e, infine, anche soffocata. Mentre l'oggi rivela tutta la triste miopia conservatrice del chiudersi su modelli non più adeguati alle condizioni reali, miopia presente in tutti gli indirizzi politici: nei confronti della cultura, della ricerca, della formazione. Persino nei confronti delle realtà economico-imprenditoriali. In tutti questi settori il diritto impone antichi equilibri di interessi non più accettabili perché profondamente mutati


Il caso reale di questi tempi, in cui si assiste alla applicazione forzata alla rete Internet di norme studiate per sorpassate forme tradizionali di distribuzione di contenuti e di informazioni, costituisce tipica rappresentazione di tale inadeguatezza.

Questo post di apertura di questo mio primo blog è dedicato con grandissimo affetto a Federico, a Giorgio... e a Gabriella, ad Andrea, a Italo e a Nino.

Alcuni di questi miei cari amici, con immenso mio dolore,  non sono più qui con noi.. (vi abbraccio forte forte.. .. ..).